Stato dell’Unione 2020: “Costruiamo il mondo in cui vogliamo vivere: un’Unione vitale in un mondo fragile”

Von der LeyenIl 16 settembre la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha pronunciato, dinanzi al Parlamento Europeo in seduta plenaria, il discorso sullo stato dell’Unione; ogni anno, nel mese di settembre, tale discorso rappresenta un appuntamento fondamentale per illustrare il lavoro svolto dalla Commissione e per presentare i piani d’azione e gli obiettivi futuri.

 Il discorso di quest’anno si è tenuto in un contesto del tutto particolare, essendo ancora in corso la devastante pandemia di Covid- 19, le cui drammatiche conseguenze si sono inevitabilmente ripercosse in tutta Europa; proprio con tale considerazione la presidente Von der Leyen ha iniziato il suo discorso, esternando profonde riflessioni sulla fragilità del pianeta e sull’esigenza di fare leva sulla comunità di valori europea per approdare ad una nuova vitalità, continuando a gestire questa pandemia con “grande prudenza, responsabilità e unità”.

Scegliamo non solo di riparare e recuperare l’esistente, ma di plasmare un modo migliore di vivere il mondo di domani”. Con queste parole viene introdotto il NextgenerationEU, nuovo piano per la ripresa da 750 miliardi che rafforzerà il bilancio dell’Unione e che comprende ambiziose iniziative volte a porre le fondamenta della prossima generazione europea. 

I punti salienti del discorso hanno riguardato in primo luogo la sanità: la presidente ha espresso l’intenzione di potenziare l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’ECDC, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie oltre alla volontà di istituire un’Agenzia europea per la ricerca e lo sviluppo avanzati in campo biomedico. Sono inoltre state rimarcate la necessità di ridiscutere la distribuzione delle competenze in ambito sanitario e di convocare un vertice mondiale sulla salute, che sarà ospitato il prossimo anno proprio in Italia. Inevitabile anche un riferimento al vaccino anti Covid, che si auspica sia quanto prima non solo sicuro ed efficace, ma anche economico e accessibile ai cittadini di tutto il mondo; a tal fine l’Unione europea, come ricordato dalla presidente, ha contribuito concretamente con 400 milioni di euro all’impegno di renderlo disponibile a quanti più individui possibili, a prescindere dalle loro condizioni economiche.

La presidente ha inoltre ribadito che l’Unione  è “determinata a proteggere tutti” non solo in ambito prettamente sanitario, ma anche sociale: forte della propria esperienza come Ministro del Lavoro e degli affari sociali ha annunciato di voler presentare una proposta legislativa per sostenere gli Stati Membri nella creazione di un quadro per il salario minimo. Questo obiettivo di “protezione”, nelle parole della Von der Leyen, rappresenta solo la prima delle tre fondamentali  declinazioni della promessa europea dell’economia sociale: “stabilità” e “opportunità” ne rappresentano gli altri due capisaldi, la cui concretizzazione si sta realizzando, rispettivamente, attraverso una maggiore flessibilità sui fondi europei e sugli aiuti di Stato e il progressivo abbattimento delle barriere al mercato unico. “Dobbiamo ridurre la burocrazia. Dobbiamo impegnarci di più nell’attuazione e nell’applicazione. E dobbiamo ripristinare le quattro libertà (libertà di circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci), integralmente e al più presto”.

Una menzione d’obbligo nel discorso sullo stato dell’Unione, è riservata al Green Deal europeo, ambizioso piano rivolto a promuovere un uso efficiente delle risorse realizzando così un’economia circolare e pulita e a rendere l’Unione, entro il 2050, una realtà a zero impatto climatico. La presidente Von der Leyen ha inoltre posto un obiettivo ancora più sfidante: non solo neutralità climatica entro il 2050, entro il 2030 l’Europa punta a ridurre le emissioni al 55%: “tutto è pronto: ora sta a  noi rimboccarci le maniche e ottenere risultati”. Inoltre è stato fissato l’obiettivo di raccogliere il 30% dei 750 miliardi di euro di NextGenerationEU attraverso Green Bond (obbligazioni verdi) la cui emissione sia connessa cioè a progetti con impatto positivo sull’ambiente.

La transizione auspicata non è tuttavia solo green, ma anche digital: dobbiamo fare dei prossimi dieci anni il decennio digitale europeo”. In programma la creazione di un cloud europeo e la proposta di un’identità digitale europea, per “un insieme di regole che metta al centro le persone: gli algoritmi non devono essere una scatola nera e devono esserci regole chiare se qualcosa non va per il verso giusto”.  Ribadita l’importanza vitale delle connessioni dati e la necessità di rivitalizzazione delle zone rurali, nelle quali circa il 40% delle persone è ancora priva di accesso alla banda larga; da tale dato, la presidente ha colto l’occasione per riaffermare la necessità di dedicare investimenti nella diffusione e nell’incremento delle infrastrutture digitali, il cui primo passo è rappresentato dall’annuncio dell’impiego di 8 miliardi di euro nella prossima generazione di supercomputer.

Riproposta a gran voce anche la necessità di un’Europa che “assuma posizioni chiare e agisca in maniera rapida per quanto riguarda le questioni globali”: rapporti commerciali con la Cina, sostegno al popolo bielorusso, alleanza transatlantica con gli Stati Uniti, nuove strategie con l’Africa e la complessa definizione dei rapporti con il Regno Unito rappresentano questioni di prim’ordine di questa “Europa vitale in un modo fragile”, che, parafrasando il discorso, non vuole fondare la propria leadership sulla propaganda autoreferenziale, perché non è questione di “Prima l’Europa. Si tratta di essere i primi a rispondere seriamente alle chiamate importanti”.

E ancora, un nuovo patto sull’immigrazione, lotta contro il razzismo, l’odio e la discriminazione; annunciata anche, entro la fine di settembre, l’adozione di una relazione annuale sullo Stato di diritto riguardante tutti gli Stati Membri.

In circa novanta minuti è stato tracciato il quadro dell’Europa in essere e di quella che verrà, con fiducia, speranza e determinazione:

“il futuro dipende da quello che faremo. E l'Europa sarà ciò che vogliamo che sia. Cessiamo dunque di sminuirla. E mettiamoci a lavoro al suo servizio. Rendiamola più forte. E costruiamo il mondo in cui vogliamo vivere. Viva l'Europa!”

 

Il discorso completo in italiano e nelle lingue ufficiali dell’Unione è disponibile qui

 

 

 


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