Voucher e rimborsi: le raccomandazioni della Commissione Europea per la tutela dei viaggiatori

Rimborso o voucherÈ ormai fatto noto che moltissimi viaggiatori europei sono stati costretti a rinunciare ai propri viaggi a causa dell’emergenza coronavirus; meno note, tuttavia, sono le conseguenze che tali rinunce hanno comportato per le loro tasche, in un panorama piuttosto variegato in cui, a fronte di un sistema organico ed efficace di tutele implementate negli anni dalle istituzioni dell’UE, diversi Stati Membri, tra i quali anche l’Italia, hanno adottato norme di carattere emergenziale in aperto contrasto con regolamenti e direttive dell’Unione. La dibattuta questione voucher/rimborso monetario è l’emblema di tale difformità; se la normativa europea prevede rimborsi in denaro e garanzie contro l’insolvenza dei professionisti del turismo in caso di cancellazione, i provvedimenti adottati da alcuni governi nazionali hanno invece previsto che tali obblighi in capo a vettori e tour operator, possano essere integralmente assolti con l’ormai celebre e, per certi versi temuto, voucher. La Commissione Europea non è rimasta inerte di fronte ad una tale compressione dei diritti dei viaggiatori dell’ UE e pur mobilitandosi per favorire la ripartenza delle imprese operanti nel settore del turismo, è intervenuta con delle formali raccomandazioni affinché il voucher non sia imposto ma possa diventare un’alternativa accettabile e dunque non indigesta ai viaggiatori.

La Commissione, infatti, raccomanda che il voucher resti un’alternativa al rimborso e non una scelta obbligata, sottolineando l’importanza che vi sia un’accettazione da parte del viaggiatore/passeggero; e perché il voucher diventi una scelta appetibile raccomanda che lo stesso:

  • sia garantito contro l’eventuale insolvenza del vettore o dell’organizzatore
  • abbia una validità minima di 12 mesi, alla scadenza dei quali sia previsto un rimborso automatico al più tardi entro 14 giorni dalla scadenza stessa laddove il voucher non sia stato riscattato
  • in caso di validità superiore ai 12 mesi, preveda un rimborso automatico in denaro a scadenza dell’anno
  • implichi la possibilità, per passeggeri e i viaggiatori, di utilizzarlo per il pagamento di qualunque nuova prenotazione realizzata prima della data di scadenza dello stesso, anche qualora il pagamento sia effettuato o il servizio sia prestato dopo tale data.
  • sia flessibile e non vincoli all’acquisto di un particolare e specifico servizio di trasporto o ad una meta determinata
  • preveda la possibilità di essere utilizzato per pagare qualunque servizio di trasporto o pacchetto turistico offerto dal vettore o dall'organizzatore; in funzione della disponibilità e indipendentemente da eventuali differenze di prezzo,  i vettori dovrebbero garantire che i buoni consentano ai passeggeri di viaggiare sulla stessa rotta alle medesime condizioni di servizio specificate nella prenotazione originaria e gli organizzatori dovrebbero garantire che i buoni permettano la prenotazione di un pacchetto turistico che offra servizi dello stesso tipo o di qualità equivalente a quelli del pacchetto di cui non si è usufruito
  • sia trasferibile ad altri passeggeri/viaggiatori senza supplementi di costo
  • sia emesso per un importo superiore al prezzo originariamente pagato dal viaggiatore, ad esempio incrementato di una somma forfettaria oppure comprensivo di servizi aggiuntivi rispetto a quelli previsti nel contratto iniziale

Tali raccomandazioni sono infine confluite in un invito formale, indirizzato anche all’Italia (da cui si attende una risposta ufficiale) a conformarsi alla normativa europea e a modificare, dunque, le leggi emanate che prevedono il voucher, di fatto, come obbligatorio. 

Recentemente si è pronunciata in merito anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la quale ha annunciato in un comunicato stampa, di aver inviato una segnalazione al Parlamento e al Governo italiani evidenziando che l’art. 88- bis della legge n.27/2020, che prevede il voucher come obbligatorio de facto, “si pone in contrasto con la vigente normativa europea”, aggiungendo inoltre che “a fronte del permanere del descritto conflitto tra normativa nazionale ed europea” l’Autorità “interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastanti”.

 

 


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