Diritti dei passeggeri aerei: a quale giudice chiedere la compensazione se si acquista il volo tramite una agenzia?

disservizi aereo“Un passeggero che ha prenotato il proprio volo mediante un’agenzia di viaggi può proporre nei confronti del vettore aereo un ricorso per ottenere una compensazione pecuniaria, per ritardo prolungato del volo, dinanzi al giudice del luogo di partenza del volo”.

È questa l’ultima statuizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale, come ricordato più volte, è spesso chiamata a pronunciarsi sull’interpretazione delle norme europee al fine di chiarire questioni controverse o dubbi dei giudici nazionali su disposizioni applicabili all’interno dell’Unione.

Il caso in oggetto, stavolta, riguardava una passeggera ceca, la quale aveva stipulato con un’agenzia del proprio Paese un contratto di viaggio “tutto compreso” che includeva il trasporto aereo da Praga a Keflavík Islanda, operato dal vettore aereo danese Primera Air Scandinavia, e l’alloggio in Islanda. Il volo Praga – Keflavík, subiva un ritardo di oltre quattro ore a fronte del quale la passeggera agiva in giudizio al fine di ottenere una compensazione pecuniaria di 400 euro come previsto dal Regolamento (CE) 261/2004 sui diritti dei passeggeri aerei.

Il Tribunale distrettuale di Praga, presso cui veniva incardinato il giudizio, manifestava tuttavia dei dubbi sulla propria competenza. In linea di principio, l’azione giudiziale nei confronti di un’impresa stabilita in un determinato Stato membro devono essere proposte in tale Stato e dunque, nel caso di specie, dinanzi al giudice danese. Sono, tuttavia, previsti dei fori speciali come quello in materia contrattuale, che consente di instaurare il giudizio dinanzi al giudice del luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita (e per quanto riguarda i servizi di trasporto aereo, tale giudice è quello del luogo di partenza del volo) e che si applica solo nel caso in cui sussista un rapporto contrattuale tra le parti in causa.

La passeggera aveva concluso un contratto non direttamente con la compagnia aerea, ma con l’agenzia di viaggi e per tale motivo il giudice ceco si rivolgeva alla Corte di Giustizia affinché fosse chiarito se potesse ritenersi esistente un rapporto contrattuale tra la passeggera e la compagnia aerea, tale da consentire alla prima di intentare un giudizio contro la seconda proprio in Repubblica Ceca, luogo di partenza del volo in ritardo.

Con una recentissima sentenza (causa C-215/18 Libuše Králová/Primera Air Scandinavia A/S), la Corte ha in primo luogo precisato che la nozione di «vettore aereo operativo», soggetto agli obblighi derivanti dal regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, comprende non solo il vettore aereo che opera o intende operare un volo nell’ambito di un contratto con un passeggero, ma anche colui che opera o intende operare un volo per conto di un terzo, il quale abbia concluso un contratto con tale passeggero. Nel caso in oggetto dunque, in cui un vettore aereo ha operato il volo per conto di un’agenzia di viaggi che ha concluso un contratto con il passeggero, quest’ultimo, in caso di ritardo prolungato del volo, può invocare il regolamento sui diritti dei passeggeri aerei nei confronti del vettore, anche in assenza di un contratto tra passeggero e vettore.

La Corte ha inoltre ricordato che, sebbene la conclusione di un contratto non rappresenti una condizione per l’applicazione delle disposizioni speciali in materia contrattuale previste dal regolamento sulla competenza giurisdizionale, il ricorso a tali disposizioni presuppone che vi sia un obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti di un’altra.

Proprio a tal proposito, la Corte ha dichiarato che un vettore aereo che, come la Primera Air Scandinavia, non ha concluso alcun contratto direttamente con il passeggero ma è comunque suo debitore, relativamente a gli obblighi previsti dal regolamento sui diritti dei passeggeri nel trasporto aereo per il tramite dell’agenzia di viaggi, deve essere considerato un soggetto che ottempera agli obblighi assunti liberamente nei confronti dell’agenzia stessa. La fonte di tali obblighi, secondo quanto stabilito dalla Corte, è proprio il contratto di viaggio “tutto compreso” concluso tra passeggero e agenzia.

Ciò premesso, la Corte dichiara che il ricorso per ottenere una compensazione pecuniaria per ritardo prolungato del volo, intentato da un passeggero contro il vettore aereo che non è la controparte contrattuale del passeggero stesso, deve essere considerato come rientrante nella materia contrattuale e dunque, il passeggero può agire in giudizio per l’ottenimento della compensazione dinanzi al giudice competente rispetto al luogo in cui si trova l’aeroporto di partenza del volo, conformemente alla giurisprudenza.

 

 

 


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