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BIGLIETTI AEREI: LA LIBERTÀ TARIFFARIA RICONOSCIUTA AI VETTORI AEREI NON IMPEDISCE LA DICHIARAZIONE DI VESSATORIETÀ DELLE RELATIVE CLAUSOLE

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02 biglietti aerei webCon sentenza del 6 luglio 2017, la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata sulla rinvio pregiudiziale proposto dalla Corte Federale di Giustizia della Germania, nell’ambito di una controversia tra la Air Berlin e l’Unione federale delle associazioni di consumatori tedesche. Quest’ultima aveva promosso un’azione inibitoria contro alcune pratiche commerciali che la compagnia aerea aveva posto in essere relativamente alle condizioni contrattuali ed ai prezzi pubblicati sul proprio sito.

Nello specifico, una delle clausole contrattuali prevedeva un prelievo di 25 euro, a titolo di spese amministrative, dal rimborso dovuto al passeggero che annullava la prenotazione di un volo a tariffa economica o che non si presentava all’imbarco.

Secondo l’Unione federale delle associazioni di consumatori tedesche, tale previsione costituiva una clausola vessatoria ai sensi Direttiva Europea concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori  (Direttiva CEE n. 93/13 ) in quanto determina, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti derivanti dal contratto.

Sulla base quindi di tale assunto, l’Unione federale delle associazioni di consumatori tedesche sosteneva che la Air Berlin non poteva esigere il pagamento di spese aggiuntive e chiedeva che il giudice tedesco dichiarasse la nullità di tale clausola.

Nella medesima azione, l’Unione chiedeva al giudice tedesco che la modalità con cui la Air Berlin presentava i prezzi sul proprio sito fosse dichiarata contraria alla norme sulla trasparenza dei prezzi previste dal Regolamento n. 1008/2008 recante norme comuni per la prestazione dei servizi aerei nella Comunità europea. Infatti, le tasse e i diritti aeroportuali indicati erano molto inferiori rispetto agli importi effettivamente percepiti dagli aeroporti interessati.

Chiamata dunque a pronunciarsi circa l’interpretazione del citato Regolamento, la Corte di Giustizia Europea osserva  che la direttiva 93/13, è volta a ravvicinare le disposizioni degli Stati membri concernenti le clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e un consumatore; si tratta, pertanto, di una direttiva generale di tutela dei consumatori che trova applicazione in tutti i settori di attività economica ivi compreso quello del trasporto aereo. La Corte argomenta, inoltre, che la non applicabilità di detta direttiva nel settore dei servizi aerei potrebbe essere ammessa solo a condizione di essere chiaramente prevista dalle disposizioni Regolamento n. 1008/2008.

Riconosciuta, dunque, l’applicabilità della direttiva Direttiva CEE n. 93/13 e della normativa nazionale di recepimento anche ai servizi aerei, deve ritenersi legittima la dichiarazione di nullità di una clausola, contenuta nelle condizioni generali di contratto, che consente di fatturare spese amministrative forfettarie separate a clienti che abbiano annullato la loro prenotazione o non si siano presentati a un volo.

Allo stesso modo, la Corte ha altresì stabilito che nella pubblicazione delle tariffe, le compagnie aeree devono indicare separatamente e specificamente tutti gli importi che compongono il prezzo finale. Gli importi dovuti per tasse, diritti e supplementi non possono essere inclusi, nemmeno parzialmente, nelle tariffe.

La pratica posta in essere da Air Berlin è quindi da considerarsi contraria agli obblighi di informazione e di trasparenza previsti dal Regolamento comunitario in materia.

 

 

 

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