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DIRETTIVA SERVIZI-PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE: IL REPORT DELLA RETE ECC-NET

direttiva servizi web 

Nonostante la legislazione europea vieti discriminazioni basate sulla nazionalità o il luogo di residenza, pratiche commerciali come il geo-blocking ancora impediscono ai consumatori di accedere ai servizi quando acquistano online.

È questo l’allarme lanciato dalla rete dei Centri Europei per i consumatori ECC-Net attraverso la pubblicazione del report “Do Invisible Borders Still Restrict Consumer Access to Services in the EU?”, presentato lo scorso 14 dicembre presso la Rappresentanza della Commissione Europea  dell’Irlanda del Nord a Belfast.

Il report è un’analisi di casi di trattamenti differenziati dei consumatori in Europa,  potenzialmente rilevanti ai sensi dell’art. 20.2 della Direttiva Servizi che vieta qualsiasi forma di limitazione o differenziazione nell’accesso al servizio per ragioni legate alla nazionalità o luogo di residenza del consumatore.

Il Report rivela che:

  • i consumatori sono ancora alle prese con rifiuti alla consegna e prezzi più alti a causa della propria nazionalità o luogo di residenza
  • alcune aziende hanno ancora la tendenza a creare barriere artificiali  adducendo motivazioni spesso ingiustificate
  • i consumatori maggiormente discriminati risiedono in Austria, Italia e Irlanda in quanto da questi Paesi è pervenuto il maggior numero di reclami.

Il numero dei reclami gestiti dall’ECC-Net tra Gennaio 2013 e Dicembre 2015 è cresciuto in maniera esponenziale (140%) rispetto a quelli gestiti tra il 2010 ed il 2012.

Circa il 68% dei reclami hanno tratto origine dalla differenziazione di prezzo applicata dagli operatori commerciali nell’acquisto di prodotti elettronici, di elettrodomestici, di veicoli, di abbigliamento, di libri, di musica e il download di dati. Non sono, tuttavia, mancati i reclami nella fornitura di servizi turistici (25%) o nel settore dell’autonoleggio.

Tra le pratiche di discriminazione più ricorrenti sono state segnalate il blocco di

accesso al sito, il reindirizzamento automatico dei consumatori su un altro sito web, il rifiuto alla consegna del bene o l’imposizione di prezzi o condizioni di vendita differenti.

Ad un consumatore italiano che ha cercato di prenotare una vacanza in Italia attraverso il sito di un tour operator tedesco è accaduto di dover rinunciare perché gli è stato richiesto obbligatoriamente di fornire un indirizzo fisico in Germania in quanto il prezzo pubblicizzato era riservato ai soli consumatori tedeschi.

 

E sempre ad un consumatore italiano, portatore di specifiche esigenze, è accaduto di rimanere senza scarpe, perché il venditore gli ha improvvisamente negato l’accesso al sito, reindirizzandolo alla versione italiana dello stesso sito che, purtroppo, vendeva calzature fino alla taglia 46, mentre il consumatore calza la taglia 48.

Il Report “Do Invisible Borders Still Restrict Consumer Access to Services in the EU” (disponibile solo in inglese) può essere scaricato cliccando qui.

 

 

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