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BREXIT: TUTTE LE POSSIBILI RICADUTE

Brexit possibili scenari europa e inghilterraIn questa analisi a cura del direttore del Centro Europeo Consumatori Italia (Rete europea ECC-Net) le possibili ricadute del referendum sulla Brexit del 23 giugno scorso su consumatori, lavoratori, studenti, assistenza sanitaria, ricerca scientifica e sport.

CONSUMATORI

Stabilire quale sarà l’impatto che l’uscita del Regno Unito dalla UE avrà in materia di politica di tutela del consumatore non è un’impresa agevole e, al momento, l’incertezza è tanta sia per la mancanza di precedenti e sia perché l’articolo che regolamenta l’uscita dall’UE (art. 50 del Trattato di Lisbona) è piuttosto vago.

Nel breve termine l’impatto potrebbe non essere significativo in quanto il Regno Unito continuerà ad osservare i trattati e la normativa europea durante la fase di negoziato.

Un’ipotesi ottimistica è che le negoziazioni tra Regno Unito e Ue portino all’applicazione dell’accordo oggi in essere tra l’Unione europea e la Norvegia, l’Islanda e il Lichtenstein (Eea, European economic area). Quest’accordo, garantendo un accesso preferenziale al Mercato unico, limiterebbe l’aumento delle tariffe e delle barriere.

La legislazione europea in termini di protezione dei consumatori ha comportato una più o meno diffusa armonizzazione delle legislazioni nazionali garantendo ai consumatori pari tutele e diritti quando acquistano beni e servizi oltre frontiera.

Un esempio significativo e recente è, per esempio, quello sulle norme del roaming che hanno permesso a quanti si trovano temporaneamente in un Paese europeo diverso dal proprio per studio, per lavoro e per vacanza, di non dover pagare bollette esorbitanti.

Invero, mentre è più probabile che le cose rimangano invariate o quasi per tutti quegli aspetti inerenti la protezione dei consumatori che sono stati normati da direttive (contratti a distanza, pratiche commerciali scorrette, garanzia legale di conformità, ecc.) in quanto trasposti in atti normativi nazionali, molte perplessità si hanno per la permanenza di tutti quei diritti e tutele riconosciuti attraverso l’adozione di regolamenti che, ultimati i negoziati, non avrebbero più efficacia: Il riferimento non è solo al roaming, ma anche ai regolamenti in materia di trasporto dei passeggeri (aereo, ferroviario, per vie navigabili e con autobus), per esempio. Questo potrebbe significare che il passeggero italiano in partenza da Londra con una compagnia aerea stabilizzata nel Regno Unito, potrebbe non avere diritto all’assistenza, alla riprotezione e alla compensazione pecuniaria in caso di ritardo o di cancellazione del volo. E restando in tema di trasporto aereo non va sottaciuto che le compagnie britanniche, soprattutto le low cost, potrebbero aumentare notevolmente i prezzi e vedere decadere tutti gli accordi di volo di cui godono in base ai trattati “Open sky” e privati di quella che, tecnicamente, si chiama “quinta libertà”, ovvero la possibilità di una compagnia straniera, ma che fa parte di un paese Ue, di poter fare le rotte interne in un altro paese. In altre parole con la Brexit,  EasyJet e Ryanair  rischiano di non poter più volare in Italia nelle rotte interne (dunque, meno rotte e biglietti più cari).

È improbabile, invece, che ai turisti venga richiesto il visto per accedere nel Paese. Invero il Regno Unito non aveva sottoscritto gli accordi di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci che, tuttavia, veniva garantita dal fatto che il RG era membro della UE. Ci sono molti paesi al di fuori del SEE i cui cittadini  possono visitare il RU senza bisogno di un visto, ed è possibile che tali accordi possano essere negoziati con i paesi europei in regime di reciprocità.

LAVORATORI

L’uscita della Gran Bretagna dalla comunità europea potrebbe incidere notevolmente sui lavoratori perché potrebbe venir meno lalibertà di stabilimento e circolazione.  Molto dipende dal tipo di accordi che il Regno Unito raggiungerà con l'UE dopo l'uscita: se rimane all'interno del mercato unico, quasi certamente si manterrebbe il diritto alla libera circolazione e, quindi, la possibilità per cittadini britannici di lavorare nell'UE e viceversa. Diversamente, laddove il governo britannico dovesse decidere di imporre restrizioni al permesso di lavoro si avrà la necessità di richiedere un visto di lavoro da rinnovare ogni due-tre o anche cinque anni, presentando una richiesta da parte del proprio datore di lavoro: non sarebbe più possibile, quindi, trasferirsi e cercare lavoro sul posto come hanno fatto fino ad ora tanti giovani italiani. Tuttavia, gli altri Paesi potrebbero comportarsi nello stesso modo e richiedere ai britannici il visto per lavorare.

Ad ogni buon conto nulla cambierà finché non verranno adottati nuovi atti, normative e i cittadini europei che vivono e lavorano nel Regno Unito e viceversa continueranno ad avere gli stessi diritti e non potranno essere discriminati in virtù della Brexit.

Un'altra area coinvolta nel terremoto è quella della gestione dei dati personali (privacy). Con l'entrata in vigore del nuovo regolamento nel 2018 la Gran Bretagna avrà una legge diversa da quella europea? Se sarà così potrebbero esserci problemi a trasferire i dati dei dipendenti dall'Italia all'Inghilterra, il che renderà impossibile l’esternalizzazione di centri di elaborazione dati, uffici paghe o anche solo dipartimenti delle risorse umane.

Non va, infatti, sottovalutato l'aspetto di uniformità delle legislazioni oggi riconducibili alle norme comunitarie e domani guidate da logiche contrapposte con inevitabili conseguenze operative e gestionali come, per esempio, l'impatto fiscale, specie per quei lavoratori che sono retribuiti all'estero con piani di stock options inglesi o le cui remunerazioni sono comunque legate alla piazza inglese. Nelle more della rinegoziazione i lavoratori potrebbero trovarsi a pagare due volte le tasse o a rischiare un'accusa di evasione. 

STUDENTI

Gli studenti universitari potranno ottenere un visto di studio. Ma non potranno più ottenere il prestito che al momento èesteso a tutti gli europei, in grado di coprire interamente le 9/12 mila sterline annue di retta universitaria, da restituire solo dopo la laurea, a rate e soltanto se si ha un lavoro. Fare l’università a Londra, per un italiano, diventerà ancora più caro. Ed il progetto Erasmus, che ha permesso anche agli studenti meno abbienti di viaggiare per l’Europa, facilitando gli scambi e riducendo i costi, avrà una componente in meno, quella britannica (una delle mete più quotate e ambite) con il conseguente depauperamento in termini culturali e scientifici.

ASSISTENZA SANITARIA

Difficile è anche pronosticare come cambierà il sistema di assistenza sanitaria: la TEAM - che dà diritto ai viaggiatori di ricevere assistenza medica in caso di trattamenti urgenti in qualsiasi altro paese all'interno dell'UE, così come molti paesi non UE - non è un'iniziativa dell'UE. È stata negoziata tra i paesi all'interno dello spazio economico europeo (SEE). La copertura TEAM, che finora è stata basata sulla reciprocità dei Paesi Ue, potrebbe dipendere dal fatto che il Regno Unito decida di recidere i legami con il SEE; se così fosse il cittadino europeo che necessita del pronto soccorso inglese non potrebbe contare sulla gratuità del trattamento. Va altresì ricordato che il cittadino britannico che, in pensione, ha deciso di vivere in un altro paese europeo, potrebbe non poter beneficiare del servizio sanitario gratuito: attualmente il cittadino britannico che vive, per esempio, in Spagna, ma percepisce una pensione dal governo inglese, utilizza il servizio sanitario locale ed i relativi costi vengono coperti dal servizio sanitario inglese. Questa procedura potrebbe essere non più operativa.

RICERCA SCIENTIFICA

Il Regno Unito ha il 3,3% di ricercatori scientifici del mondo che, a loro volta, producono il 6,9% della produzione scientifica mondiale. L'UE rimane il leader mondiale in termini di quota globale di ricercatori scientifici (22,2%), seguita dalla Cina (19,1%) e dagli Stati Uniti (16,7%).

Il Regno Unito è uno dei più grandi beneficiari dei finanziamenti per la ricerca in Europa. Nell’attuale programma di ricerca dell'UE, Horizon 2020, il Regno Unito si è assicurato il 15,4% dei fondi, dietro solo alla Germania. I dati mostrano che circa 1.000 progetti gestiti da 78 Università e centri di ricerca del Regno Unito ricevono fondi dal Consiglio europeo della ricerca (CER). Il Paese ha, tuttavia, raggiunto un ruolo così importante grazie alle collaborazioni di scienziati di altri Paesi (circa il 15% del personale accademico) che ora, tuttavia potrebbero avere meno chances a causa di una limitata libertà di circolazione.  

SPORT

L’uscita comporterà il cambiamento delle regole in termini di libera circolazione e di trasmissioni televisive: attualmente due terzi dei giocatori europei di calcio giocano nel Regno Unito, ma dopo quanto si è verificato i giocatori della UE potrebbero non essere in grado di firmare così facilmente i contratti con le squadre di calcio del Regno Unito in quanto non si avrebbe il riconoscimento automatico dei visti.

L'UE inoltre gestisce numerosi programmi culturali, tra cui la capitale europea della cultura (vinta dal Liverpool nel 2008) e fondi premi per il cinema, le industrie creative e l'architettura. Per esempio, il premio dell'Unione europea per l'architettura contemporanea comporta un premio da € 60.000 a € 20.000 per una menzione speciale. Tutto questo potrebbe non sopravvivere alla Brexit.

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