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MULTIPROPRIETA' E PRODOTTI PER LE VACANZE DI LUNGO TERMINE: IL REPORT DELLA RETE DEI CENTRI EUROPEI PER I CONSUMATORI

multiproprietà timeshareLa Rete dei Centri Europei per i consumatori ha pubblicato il report di una ricerca volta a verificare come la Direttiva 2008/122/EC del 14 gennaio 2009 sulla tutela dei consumatori riguardo taluni aspetti della multiproprietà e de contratti relativi ai prodotti per le vacanze a lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio abbia inciso, nella pratica, nel settore di riferimento.

La Direttiva venne,infatti, emanata per colmare il vuoto normativo che il settore all’epoca presentava e che permetteva, di fatto, a venditori senza scrupoli di porre in essere pratiche commerciali scorrette ai danni di moltissimi consumatori sprovvisti, per l’appunto, di effettive tutele giuridiche.

Tra le varie disposizioni che la Direttiva introduceva, rilevano innanzitutto il diritto del consumatore ad ottenere informazioni chiare, esaustive ed espresse nella propria lingua prima della sottoscrizione del contratto, il diritto di recesso entro 14 giorni, il divieto per il venditore di chiedere al consumatore il versamento di somme a titolo di acconto durante tale termine ecc. 

La ricerca è stata condotta attraverso le informazioni che la rete dei Centri Europei Consumatori di tutta Europa ha raccolto ed elaborato sulla base dell’esperienza maturata in anni di assistenza ai consumatori.

Il campione preso in considerazione è formato, quindi, dai consumatori che si sono rivolti alla rete ECC per tutte le problematiche insorte in tale settore.

Citando alcuni dati specifici della ricerca, si evidenzia che il 38,5% dei consumatori del campione non erano stati in grado di esercitare il diritto di recesso. Ciò indica che probabilmente il disposto normativo non è sufficientemente incisivo e che si necessita di qualche ulteriore intervento.

Inoltre, nè risultato che anche dopo l’entrata in vigore della Direttiva, il 70% dei consumatori presi in considerazione, non avevano ricevuto dai venditori un’adeguata informazione circa le condizioni contrattuali. Ciò rileva soprattutto se si considera che prima dell’entrata in vigore della Direttiva, la percentuale dei consumatori poco o per nulla informati si attestava sul 76%. Anche per tale aspetto, quindi, pare si necessitino interventi più incisivi.

Solo il 7%, tuttavia, dichiara di aver ricevuto le informazioni precontrattuali in una lingua diversa e, quindi, incomprensibile, a fronte del 9% del periodo precedente l’entrata in vigore della Direttiva.

Circa il divieto per il venditore di chiedere acconti o pagamenti di sorta prima della scadenza dei 14 giorni del periodo di recesso, risulta che all’80,8% dei consumatori del campione di ricerca era stato richiesto il versamento di somme a vario titolo.

Nonostante questi dati specifici, è importante comunque sottolineare come dalla ricerca risulti che l’applicazione della Direttiva si è rivelata piuttosto efficace nella tutela dei consumatori e che ha comportato una significativa diminuzione delle problematiche che tradizionalmente affliggevano il settore.

La ricerca ha, inoltre, evidenziato come alcune specifiche problematiche - come ad esempio la risoluzione del contratto potrebbero essere risolte attraverso mirati interventi normativi da parte dei singoli Stati membri.

Particolare attenzione dovrà essere prestata, inoltre, a tutte quelle pratiche messe a punto da alcuni venditori al fine di ingannare i consumatori, violando la Direttiva. La normativa europea sulle pratiche commerciali scorrette, recepita in Italia dal Codice del Consumo, si è già rivelata un valido strumento in tale senso. Vi è però la necessità di conferire maggiori poteri alle Autorità nazionali competenti in tale materia, soprattutto in alcuni Stati membri, nei quali tale strumento rischia di rimanere un’arma spuntata. In Italia -è doveroso ricordarlo - l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (AGCM) è già piuttosto attiva in tale ambito.

Dalla ricerca emerge, inoltre, la necessità di potenziare le competenze e gli strumenti in ambito penale, incentivando e rendendo più agevole lo scambio di informazioni oltre frontiera nonché la cooperazione tra le Autorità e le forze dell’ordine dei diversi Stati membri. Frequenti, infatti, sono i casi in cui i venditori perpetrano delle vere e proprie truffe ai danni dei consumatori europei.

Ma ciò che la ricerca soprattutto evidenzia è la necessità di informare adeguatamente i consumatori, rendendoli maggiormente consapevoli dei rischi di truffa, dei loro stessi diritti e degli strumenti che la normativa pone a loro tutela, ivi compresi i canali di risoluzione alternativa delle controversie. Questo, per altro, è proprio uno dei compiti che la rete dei Centri Europei Consumatori né chiamata ad assolvere.

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