Credito al consumo: un portale europeo su tre potrebbe non essere conforme alla legge

News credito 2 Acquistare un’automobile a rate o chiedere un finanziamento per arredare la casa dei sogni rappresentano eventualità piuttosto comuni nella vita quotidiana dei consumatori; ciò che forse non tutti sanno è che operazioni del genere sono tipiche ipotesi di credito al consumo, fattispecie oggetto di una specifica disciplina armonizzata a livello europeo (direttiva 2008/48/CE), introdotta con l’intento di implementare il mercato unionale dei prestiti ai consumatori e assicurare uniformità e trasparenza delle condizioni contrattuali. Rientrano nella nozione di credito al consumo ai fini dell’applicazione della normativa europea, i finanziamenti (entro la soglia 200 - 75 000 euro) chiesti da una persona fisica per l’acquisto di beni personali o comunque non destinati all’esercizio di un’attività professionale; possono essere richiesti esclusivamente a banche o società finanziarie autorizzate, ma spesso, essendo attivati per l’acquisto di un bene specifico, è il venditore stesso a svolgere gli adempimenti connessi al contratto di finanziamento. In ogni caso, è necessario che il consumatore, prima di vincolarsi, sia adeguatamente informato circa le caratteristiche del contratto, l’ammontare del credito e i relativi costi, comprensivi di imposte, interessi e commissioni, oltre naturalmente al numero e alla frequenza dei pagamenti dovuti. La normativa in materia prevede requisiti di trasparenza stringenti, che assumono fondamentale rilevanza soprattutto nei casi in cui i contratti di credito siano conclusi online, eventualità che potrebbe celare insidie per consumatori non troppo avveduti o non consapevoli dei propri diritti. Già negli anni passati i siti web che offrono contratti di credito al consumo sono stati oggetto di uno “sweep” della Commissione europea, cioè di un’indagine a tappeto compiuta a livello europeo attraverso le autorità nazionali di enforcement per verificare eventuali violazioni della normativa UE. Recentemente, è stata compiuta un’ulteriore azione coordinata su ben 118 siti web volta a controllare le offerte accessibili tramite dispositivi mobili (tablet e smartphone), che ha rilevato una potenziale violazione della normativa nel 36% dei casi. In 35 casi (30%) la pubblicità non includeva informazioni standard mediante esempi rappresentativi chiari e ben visibili (come richiesto dalla normativa) e nel 34% dei casi, gli Stati membri hanno rilevato che, sulla base delle informazioni presenti sul sito web, non risultavano immediatamente comprensibili i criteri per la valutazione del “merito creditizio” e cioè la capacità di rimborso del consumatore richiedente il credito. In sostanza, mancanza o incompletezza delle informazioni chiave rappresentano le principali criticità, acuite dalla particolare situazione emergenziale che stiamo vivendo. Il Commissario europeo per la Giustizia e i consumatori Didier Reynders ha infatti constatato come, nel contesto dell’attuale pandemia, in cui si è assistito ad una vera e propria proliferazione di siti web che offrono finanziamenti, alcuni portali hanno omesso chiari riferimenti a normative che consentono al debitore di rinviare i pagamenti. La delicata situazione che stiamo vivendo richiede una maggiore tutela del consumatore e dei suoi diritti attraverso informazioni che necessariamente devono risultare chiare e complete. La revisione della direttiva sul credito al consumo è una delle priorità della Nuova agenda dei consumatori; i dettagli dell’indagine sono disponibili qui, mentre maggiori informazioni sul credito al consumo sono reperibili sul portale “La tua Europa”. 

 

 

 


Stampa   Email