Pacchetti turistici: pubblicato il primo report della Commissione sull’applicazione della normativa sui viaggi “tutto compreso”

2pacchetti reportIl 1° luglio 2018 entrava ufficialmente in vigore la Direttiva 2015/2302/UE, che ha introdotto una più ampia e organica tutela dei consumatori nell’ambito dei cosiddetti pacchetti turistici e dei servizi turistici collegati (questi ultimi introdotti proprio in tale occasione) , sostituendo la previgente Direttiva 90/314/CEE che per la prima volta, anni addietro, aveva introdotto nel panorama europeo standard uniformi e armonizzati per i viaggi “tutto compreso”.

La Commissione europea, dopo poco più di due anni dall’entrata in vigore della nuova disciplina, ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sui risultati dell’applicazione del nuovo impianto normativo, con particolare riguardo alle misure nazionali di recepimento della direttiva e all’impatto che le conseguenze della pandemia di Covid-19 ha prodotto sull’esecuzione dei pacchetti, riservandosi di effettuare, entro il 2022, un’analisi ancora più approfondita per verificare se l’attuale quadro normativo sia ancora pienamente in grado di offrire adeguate tutele ai viaggiatori/consumatori o se sarà necessario intervenire ulteriormente, tenendo conto  anche degli sviluppi nel campo del diritto dei passeggeri.

In primo luogo la Commissione ha presentato i risultati di un’indagine IPSOS di monitoraggio del mercato delle vacanze “tutto compreso” dalla quale è emerso che nel 2020 la maggioranza dei consumatori degli Stati membri (81%) si è affidata a fornitori di servizi per la prenotazione di pacchetti e servizi turistici collegati, sebbene la percentuale vari significativamente da uno Stato membro all’altro (dal 90% registrato in Portogallo e Croazia, al 60% della Polonia). Una vasta maggioranza, pari al 91%, riporta un’esperienza positiva di acquisto, con poche significative differenze tra paesi o specifici sottogruppi. Solo l’11% dei consumatori dichiara di aver avuto problemi con i servizi acquistati; di questi, il 40% ha subito una perdita finanziaria e il 79% ha lamentato conseguenze negative anche di diverso tipo, quali perdita di tempo, frustrazione, stress; del totale di viaggiatori che hanno riportato esperienze non positive, il 62% ha presentato un formale reclamo e circa il 54% di questi ha riferito di essere soddisfatto dell’esito del reclamo. In relazione a tali dati, è importante rilevare che la Commissione ha precisato che, sebbene l’indagine sia stata condotta tra luglio ed ottobre 2020, non è possibile stabilire in che misura gli intervistati abbiano basato le loro risposte sulle esperienze vissute durante la pandemia di COVID-19, riferendosi l’indagine all’anno antecedente quello dell’intervista.

L’analisi della Commissione si è successivamente concentrata sul corretto recepimento della direttiva da parte degli Stati membri; in genere infatti, la direttiva, a differenza del regolamento, è un atto normativo che vincola lo stato al raggiungimento di un determinato obiettivo, lasciando libero lo stesso di attuare le disposizioni previste a livello europeo nelle modalità più consone e opportune, purché il recepimento, a livello nazionale, avvenga entro precisi limiti temporali. La Commissione ha reso noto di aver avviato due procedure d’infrazione nei confronti di Stati membri per mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento della direttiva, ma che entro marzo 2019 tutti gli Stati avevano provveduto in tal senso. Permangono ancora oggi dei dubbi circa la legittimità di alcune misure nazionali, soprattutto per quanto concerne le disposizioni relative alle definizioni, agli obblighi di informazione precontrattuale posti dalla direttiva e vari aspetti relativi alla corretta esecuzione del contratto e la risoluzione dello stesso; a queste si aggiungono le perplessità, palesate dai rappresentanti dei consumatori, circa il generale livello di consapevolezza dei viaggiatori circa i loro diritti in tema di pacchetti e servizi turistici collegati, che risulterebbe ad oggi non ancora adeguato.

Una delle principali criticità esposte nel report riguarda la distinzione fra pacchetti turistici e servizi turistici collegati (qui è possibile un approfondimento sul tema); questa infatti non risulterebbe particolarmente agevole soprattutto a causa della circostanza che la normativa stessa prevede diversi profili di responsabilità tra organizzatore di un pacchetto e professionista che agevola l’acquisto di servizi collegati, meno stringenti per quest’ultimo. Tale differenza potrebbe comportare una volontaria mancanza di trasparenza da parte dell’operatore commerciale che, volendo sottrarsi a determinati obblighi e responsabilità, risulterebbe incentivato ad occultare l’offerta di un vero e proprio pacchetto, presentandosi come mero soggetto agevolatore dell’acquisto di servizi collegati.

La relazione della Commissione riporta anche interessanti dati circa la rete dei Centri Europei dei Consumatori: nel 2020 si è registrato un aumento delle consulenze fornite in tema di pacchetti turistici e servizi collegati pari al 368% rispetto al 2019, per un totale di 11 226 (di cui ben 1236 del solo Centro Europeo Consumatori Italia), cui si aggiungono 914 reclami (+250% rispetto al 2019). Ulteriore rilievo interessante riguarda l’oggetto delle richieste dei consumatori: mentre nel 2019 concerneva principalmente la non conformità delle prestazioni e atti o omissioni ingannevoli, nel 2020 il 62% delle consulenze e dei reclami ha riguardato invece fattispecie di inadempimento e annullamento contrattuali.

Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla trattazione delle conseguenze del fallimento del gruppo britannico Thomas Cook, che ha coinvolto circa 600 000 viaggiatori europei e alle misure di assistenza attuate a livello nazionale per assicurare ai turisti il rimpatrio o il rimborso delle somme corrisposte al gruppo prima della dichiarata insolvenza.

Inevitabile, inoltre, una panoramica sulle ripercussioni generali della pandemia di Covid-19 sulla corretta applicazione della Direttiva 2015/2302/UE; è stato rilevato infatti che, a fronte di una pressoché organica disciplina che  assicura il rimborso in caso di cancellazione del pacchetto da parte dell’organizzatore, alcuni governi nazionali (tra cui l’Italia) hanno emanato normative di carattere emergenziale legittimanti gli operatori commerciali ad assolvere gli obblighi di rimborso tramite voucher piuttosto che in contanti; si è ribadita dunque la posizione della Commissione sul contrasto tra normativa nazionale ed europea con specifiche considerazioni sulle caratteristiche che i celebri voucher avrebbero dovuto possedere per garantire deroghe nazionali alla disciplina comune non eccessivamente penalizzanti per i consumatori.

La Commissione ha infine annunciato che, ai fini dell’attuazione degli obiettivi fissati dalla Nuova Agenda dei consumatori,  procederà ad un’analisi approfondita dell’adeguatezza delle attuali tutele, per valutare le possibili implementazioni della normativa esistente con particolare attenzione al coordinamento tra la normativa sui pacchetti turistici e quella relativa ai diritti dei passeggeri nelle varie tipologie di trasporto e alla predisposizione di un consono livello di protezione dei viaggiatori in caso di insolvenza o crisi di liquidità degli operatori commerciali.

 

 

 


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