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PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE

Secondo la direttiva 2005/29/CE, dell'11 maggio 2005, per pratiche commerciali sleali s'intendono tutte quelle pratiche il cui intento è quello di influenzare le scelte dei consumatori relativamente all'acquisto di prodotti.

Sulla base di tale definizione, le pratiche commerciali sleali si distinguono in ingannevoli ed aggressive:

  • le pratiche commerciali ingannevoli (per azione o per omissione) sono, in altre parole, quelle pratiche che contengono informazioni erronee in grado, appunto, di ingannare il consumatore, o che omettono di fornire alcune informazioni importanti. Il risultato è il medesimo: in presenza di tali comportamenti sleali da parte dell'azienda, il consumatore viene, inconsapevolmente, privato degli elementi necessari per una scelta d'acquisto consapevole ed indotto, al contrario, ad adottare una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso.
  • le pratiche commerciali aggressive, invece, sono quelle che, in maniera ingiustificata, limitano considerevolmente la libertà di scelta e di comportamento del consumatore, inducendolo all'adozione di decisioni di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso. In tali casi, la limitazione di libertà deriva da molestie, coercizione e condizionamento indebito del consumatore, anche attraverso il ricorso alla forza fisica.
on 09/10/2015 by Redazione ECC NETITALIA
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Ogni qual volta sia abbiano dubbi sulla lealtà di una pratica commerciale e si tema di poter diventare vittime di un comportamento scorretto, bisogna, innanzitutto, verificare, prima della sottoscrizione del contratto, se il venditore abbia fornito tutte le informazioni obbligatorie per legge, necessarie al fine di effettuare una scelta consapevole.

In tal senso, la direttiva 2005/29/CE prevede che vengano fornite al consumatore informazioni sulla natura e le caratteristiche del prodotto, quali, tra le altre, la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, la composizione, gli accessori, le modalità di consegna, l'assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami. Devono essere, inoltre, fornite informazioni sula natura, le qualifiche e i diritti del professionista, quali, ad esempio, l'identità, il patrimonio, le capacità, lo status e i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale.

Le suddette informazioni devono essere rese disponibili in maniera chiara e trasparente: una presentazione ambigua equivale ad omissione.

Riflettete, inoltre, sul comportamento assunto dal venditore prima, durante e dopo un operazione commerciale e chiedetevi se, in qualche modo, il negoziante abbia fatto ricorso a minaccia fisica o verbale, abbia intimato di adire le vie legali ove tale azione non sia giuridicamente ammessa o, anche senza ricorrere alla forza fisica, abbia sfruttato la sua posizione di potere per esercitare su di voi una pressione di tipo non solo commerciale ma anche psicologico, facendo leva, ad esempio, su una vostra situazione e/o condizione personale.

on 09/10/2015 by Redazione ECC NETITALIA
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Se ritieni di essere stato vittima di un comportamento scorretto da parte di un venditore, la prima cosa da fare è rivolgerti alle associazioni nazionali dei consumatori, se la controversia è nata nei confronti di un tuo concittadino, o al Centro europeo Consumatori, per le questioni di natura transnazionale: avvocati e professionisti esperti in questioni consumeristiche potranno fornirti consigli utili ed accertare se per davvero il comportamento del negoziante possa essere considerato come pratica commerciale sleale ai sensi della direttiva 2005/29/CE.

Al fine di semplificare l'individuazione delle pratiche proibite e far sì che non vi siano differenze d'interpretazione tra i vari Stai Membri, un documento allegato alla direttiva 2005/29/CE ha provveduto a stilare una "lista nera" di 31 pratiche commerciali sempre e comunque proibite.

Chiarito ogni dubbio, il secondo fondamentale passo da compiere è la presentazione di un reclamo. Rivolgetevi alle associazioni a tutela dei consumatori al fine di ricevere adeguata assistenza e consulenza per la risoluzione extragiudiziale della vostra controversia, con notevoli vantaggi in termini di tempi e denaro. Qualora, poi, il vostro reclamo non dovesse avere esito positivo, potrete sempre adire la via giudiziale.

Infine, è importante segnalare il vostro caso all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, affinché, in caso di profili particolarmente rilevanti, la vostra esperienza contribuisca all'avvio di specifici approfondimenti istruttori sul tema.

on 09/10/2015 by Redazione ECC NETITALIA
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In base a quanto definito dall'articolo 5 della Direttiva 2005/29/CE ed esplicitato negli allegati I e II, le seguenti pratiche commerciali sono considerate in ogni caso sleali:

Pratiche ingannevoli:

  • affermazione, da parte di un professionista, di essere firmatario di un codice di condotta, ove egli non lo sia;
  • esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualità o un marchio equivalente senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione;
  • asserire che un codice di condotta ha l'approvazione di un organismo pubblico o di altra natura, ove esso non la abbia;
  • asserire che un professionista o un prodotto è stato approvato, accettato o autorizzato da un organismo pubblico o privato quando esso non lo sia stato o senza rispettare le condizioni dell'approvazione, dell'accettazione o dell'autorizzazione ricevuta;
  • invitare all'acquisto di prodotti ad un determinato prezzo senza rivelare l'esistenza di ragionevoli motivi che il professionista può avere per ritenere che non sarà in grado di fornire o di far fornire da un altro professionista quei prodotti o prodotti equivalenti a quel prezzo entro un periodo e in quantità ragionevoli in rapporto al prodotto, all'entità della pubblicità fatta dal prodotto e al prezzo offerti (cd. pubblicità propagandistica);
  • invitare all'acquisto di prodotti ad un determinato prezzo e successivamente:
  • rifiutare di mostrare l'articolo pubblicizzato ai consumatori, oppure
  • rifiutare di accettare ordini per l'articolo o di consegnarlo entro un periodo di tempo ragionevole, oppure
  • fare la dimostrazione dell'articolo con un campione difettoso, con l'intenzione di promuovere un altro prodotto (cd. pubblicità con prodotti civetta);
  • dichiarare falsamente che il prodotto sarà disponibile solo per un periodo molto limitato o che sarà disponibile solo a condizioni particolari per un periodo di tempo molto limitato, in modo da ottenere una decisione immediata e privare i consumatori della possibilità o del tempo sufficiente per prendere una decisione consapevole;
  • impegnarsi a fornire l'assistenza post-vendita a consumatori con i quali il professionista ha comunicato prima dell'operazione commerciale in una lingua diversa dalla lingua ufficiale dello Stato membro in cui il professionista è situato e poi offrire concretamente tale servizio soltanto in un'altra lingua, senza chiaramente comunicarlo al consumatore prima che questi si sia impegnato a concludere l'operazione;
  • affermare o generare comunque l'impressione che la vendita del prodotto è lecita, ove non lo sia;
  • Presentare i diritti conferiti ai consumatori dalla legge come una caratteristica propria dell'offerta fatta dal professionista;
  • impiegare contenuti redazionali nei media per promuovere un prodotto, qualora i costi di tale promozione siano stati sostenuti dal professionista senza che ciò emerga chiaramente dai contenuti o da immagini o suoni chiaramente individuabili per il consumatore (cd. pubblicità redazionale);
  • formulare affermazioni di fatto inesatte per quanto riguarda la natura e la portata dei rischi per la sicurezza personale del consumatore o della sua famiglia se egli non acquistasse il prodotto;
  • promuovere un prodotto simile a quello fabbricato da un particolare produttore in modo tale da fuorviare deliberatamente il consumatore facendogli credere che il prodotto è fabbricato dallo stesso produttore mentre invece non lo è;
  • avviare, gestire o promuovere un sistema di promozione a carattere piramidale nel quale il consumatore fornisce un contributo in cambio della possibilità di ricevere un corrispettivo derivante principalmente dall'entrata di altri consumatori nel sistema piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti;
  • affermare che il professionista sta per cessare l'attività o traslocare, ove non stia per farlo;
  • affermare che alcuni prodotti possono facilitare la vincita in giochi d'azzardo;
  • affermare falsamente che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni;
  • comunicare informazioni di fatto inesatte sulle condizioni di mercato o sulla possibilità di ottenere il prodotto allo scopo d'indurre il consumatore ad acquistare il prodotto a condizioni meno favorevoli di quelle normali di mercato;
  • affermare in una pratica commerciale che si organizzano concorsi o promozioni a premi senza attribuire i premi descritti o un equivalente ragionevole;
  • descrivere un prodotto come gratuito, senza oneri o simili se il consumatore deve pagare un sovrappiù rispetto all'inevitabile costo di rispondere alla pratica commerciale e ritirare o farsi recapitare l'articolo;
  • includere nel materiale promozionale una fattura o analoga richiesta di pagamento che dia al consumatore l'impressione di aver già ordinato il prodotto in commercio mentre non lo ha fatto;
  • falsamente dichiarare o dare l'impressione che il professionista non agisca nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, o presentarsi falsamente come consumatore;
  • dare la falsa impressione che i servizi post-vendita relativi a un prodotto siano disponibili in uno Stato membro diverso da quello in cui è venduto il prodotto.


Pratiche commerciali aggressive:

  • creare l'impressione che il consumatore non possa lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto;
  • effettuare visite presso l'abitazione del consumatore, ignorando gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell'esecuzione di un'obbligazione contrattuale;
  • effettuare ripetute e sgradite sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell'esecuzione di un'obbligazione contrattuale;
  • imporre al consumatore che intenda presentare una richiesta di risarcimento in virtù di una polizza di assicurazione di esibire documenti che non potrebbero ragionevolmente essere considerati pertinenti per stabilire la validità della richiesta, o omettere sistematicamente di rispondere alla relativa corrispondenza, al fine di dissuadere un consumatore dall'esercizio dei suoi diritti contrattuali;includere in un messaggio pubblicitario un'esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati;
  • esigere il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto (fornitura non richiesta);
  • informare esplicitamente il consumatore che se non acquista il prodotto o servizio sarà in pericolo il lavoro o la sussistenza del professionista;
  • dare la falsa impressione che il consumatore abbia già vinto, vincerà o vincerà compiendo una determinata azione un premio o una vincita equivalente, mentre in effetti:
  • non esiste alcun premio né vincita equivalente, oppure
  • qualsiasi azione volta a reclamare il premio o altra vincita equivalente è subordinata al versamento di denaro o al sostenimento di costi da parte del consumatore.
on 09/10/2015 by Redazione ECC NETITALIA
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