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I CONSUMATORI EUROPEI SONO ANCORA SOGGETTI A INGIUSTIFICATE DISCRIMINAZIONI

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Il Report della rete ECC-Net rivela
che i consumatori europei
sono ancora soggetti a ingiustificate discriminazioni
basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza
 
geoblockingAlcune aziende utilizzano pratiche commerciali come il geo-blocking per creare barriere artificiali e limitare l’accesso dei consumatori ai servizi.
Il Centro Europeo Consumatori dell’Irlanda insieme al Consiglio dei Consumatori dell’Irlanda del Nord ha lanciato mercoledì, 14 Dicembre 2016 un nuovo Report che rivela che nonostante la legislazione europea vieti discriminazioni basate  sulla nazionalità o il luogo di residenza, pratiche commerciali come il geo-blocking ancora impediscono ai consumatori di accedere ai servizi quando acquistano online.

Il Report della rete dei Centri europei per i consumatori (ECC-Net), intitolato “Do Invisible Borders Still Restrict Consumer Access to Services in the EU?”, è stato ufficialmente presentato  presso la Rappresentanza della Commissione Europea  dell’Irlanda del Nord a Belfast. Il report è una analisi di casi di trattamenti differenziati dei consumatori in Europa,  potenzialmente rilevanti ai sensi dell’art. 20.2 della Direttiva Servizi relativo al principio di non discriminazione  sulla base della nazionalità o del luogo di residenza.


Il Report rivela che i consumatori ancora affrontano limitazioni  e sono regolarmente alle prese con rifiuti alla consegna e prezzi più alti  a causa della propria nazionalità o luogo di residenza.

I reclami testimoniano la tendenza di alcune aziende a creare barriere artificiali  adducendo motivazioni spesso ingiustificate.

Il maggior numero dei reclami inerenti al principio fissato dall’art. 20.2 della Direttiva Servizi provengono da consumatori residenti in Austria, in Italia e in Irlanda.

L’ECC-Net chiede maggiore chiarezza su cosa costituisce  discriminazione ai sensi dell’art. 20.2 e sanzioni più incisive quando queste violazioni si verificano.

Maria Pisanò,  direttore  del Centro Europeo Consumatori Italia dichiara: “ La Direttiva Servizi rappresenta un tassello importante per migliorare il funzionamento del Mercato Interno in relazione alla vendita e fruizione di servizi.  Tuttavia,  il numero di reclami ricevuti dall’ECC—Net  conferma che il principio di non discriminazione di cui all’art. 20.2 non è efficace nel contrastare ingiustificate differenziazioni e non argina l’incertezza legale.  Troppo spesso i consumatori affrontano limitazioni ingiustificate, mentre le ragioni addotte dalle aziende non sono convincenti e difettano di criteri oggettivi.

L’ECC-Net accoglie con favore  la consapevolezza espressa dalla Commissione Europea circa la necessità di intraprendere ulteriori azioni per rendere efficace il principio di non discriminazione  e la necessità di sviluppare nuove regole   che contrastino le discriminazioni basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza dei consumatori. Plaudiamo, inoltre, al Mercato Unico Digitale e alle iniziative per un Mercato Unico Digitale così come all’adozione del pacchetto e-commerce che affronta il geo-blocking, che rende più efficienti e convenienti le spedizioni transfrontaliere e che promuove la fiducia del consumatore attraverso una migliore tutela e applicazione della normativa”.

Il Report è il risultato di un progetto congiunto dell’ECC-Net in relazione alla Direttiva Servizi volto ad indagare sui principali problemi che i consumatori affrontano. Il Centro Europeo Consumatori dell’Irlanda  è stato il capofila del progetto assistito da un gruppo di lavoro formato dai CEC dell’Austria, dei Paesi Bassi, della Norvegia, della Svezia e del Regno Unito.

Principali risultati del Report:
·       tra Gennaio 2013 e Dicembre 2015, l’ECC-Net ha ricevuto 532 casi inerenti l’art. 20.2 con un aumento del 140% rispetto ai 222 trattati dalla rete tra il 2010 e il 2012
·       il maggior numero dei reclami provengono da consumatori residenti in Austria (138), Italia (68) e Irlanda (66)
·       più dell’82% dei reclami erano inerenti alla discriminazione rispetto al luogo di residenza dei consumatori più che alla loro nazionalità e la maggior parte originavano da transazioni online
·       circa il 68% dei reclami hanno riguardato le differenze di prezzo nell’acquisto di prodotti elettronici, di elettrodomestici, di veicoli, di abbigliamento,  di libri, di musica o il download di dati
·       circa il 25% dei casi riguardavano la fornitura di servizi nel settore del turismo e del tempo libero, inclusi quelli forniti dalle agenzie viaggi, servizi ricettivi e i parchi divertimento
·       più del 5% dei casi hanno riguardato il settore dell’autonoleggio
·       le aziende che praticavano differenziazioni di prezzo e dei servizi forniti sulla base della nazionalità o residenza dei consumatori bloccavano l’accesso al sito, reindirizzavano automaticamente i consumatori su un altro sito web, rifiutavano la consegna del bene o il pagamento o imponevano prezzi o condizioni di vendita differenti
·       su 243 casi che hanno richiesto un intervento dell’ECC-Net, 54  sono stati segnalati alle autorità di controllo per l’indisponibilità delle aziende a collaborare con la Rete e per la mancanza di giustificazioni plausibili in merito alla pratica commerciale adottata.  Per il 57% dei casi segnalati non è stato possibile conoscerne l’esito.
·       In 19 Stati Membri le autorità di controllo hanno il potere di infliggere sanzioni in caso di violazione della Direttiva Servizi.  Di tale potere non sono dotate le autorità di controllo di Cipro, dei Paesi Bassi e della Lituania.

I casi: 
·       Un consumatore italiano ha cercato di prenotare una vacanza in Italia attraverso il sito di un tour operator tedesco. Allo stesso è stato richiesto di fornire un indirizzo fisico in Germania e, dunque, non ha potuto ultimare la prenotazione
·       Un consumatore irlandese ha partecipato ad una maratona organizzata da un professionista stabilizzato nel Regno Unito, ma ha dovuto pagare una quota di partecipazione più alta rispetto agli altri partecipanti  in quanto il costo indicato era  applicabile solo ai residenti nel Regno Unito
·       Durante la procedura di acquisto su un sito tedesco, ad un consumatore austriaco è stato richiesto di indicare il proprio Paese di residenza. Inserito il proprio indirizzo, il consumatore è stato informato che l’acquisto poteva essere effettuato solo sulla versione austriaca del sito dove il prezzo della stessa t-shirt  era di gran lunga superiore
·       Un consumatore italiano che, portatore di specifiche esigenze,  acquistava  abitualmente le proprie calzature dal sito di un venditore del Regno Unito, si vedeva improvvisamente negato l’accesso e reindirizzato alla versione italiana dello stesso sito. Tuttavia il sito su cui veniva reindirizzato vendeva calzature fino alla taglia 46, mentre il consumatore calzava la taglia 48. 

Clicca qui per scaricare il report “Do Invisible Borders Still Restrict Consumer Access to Services in the EU” (disponibile solo in inglese).

Il Centro Europeo Consumatori Italia fa parte della rete ECC-Net, presente in 30 Paesi (tutti gli Stati Membri oltre che in Norvegia ed Islanda), istituita dalla Commissione Europea per fornire consulenza ed assistenza gratuita ai consumatori in materia di consumo transfrontaliero.


Il Centro Europeo Consumatori Italia è co-finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e Provincia Autonoma di Bolzano ed è gestito da Adiconsum in partenariato con il CTCU.
 
 
 

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