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Codici di condotta

 

 

La trasparenza e la competitività nel mondo degli affari è stata negli ultimi anni incentivata dalla diffusione capillare dei codici di autodisciplina. Il loro meccanismo è il seguente: più soggetti aventi i medesimi obiettivi (associazioni, federazioni, Camere di Commercio…) predispongono – nel pieno rispetto delle leggi - e si sottopongono volontariamente a norme regolamentari comuni, munite di meccanismi di applicazione cogenti.

 

Attraverso i codici di autoregolamentazione si cerca di uniformare a regole di correttezza e trasparenza l’operato delle imprese, favorendo una diffusione dell’etica e della responsabilità nell’intero sistema economico e privatizzando in un certo senso le funzioni di normazione che diventano così complementari a quelle statuali.

 

Interessi individuali e interessi collettivi vengono in ugual misura in primo piano e sostanzialmente equiparati.

 

Il merito innegabile di questi documenti è quello di incidere su aspetti dell’attività economico-produttiva non regolamentati altrimenti, non sempre per mera volontà del legislatore di lasciare spazio alla discrezionalità dei soggetti interessati, ma più spesso per carenza e ritardo dell’intervento legislativo. In questo senso essi sono stati spesso occasioni di raccolta delle best practices già esistenti, suggeritori di azioni innovative e precursori di discipline poi regolarmente entrate nel diritto codificato.

 

Non va peraltro trascurata un’altra importante motivazione della diffusione di questi codici: le imprese aderenti ad una determinata associazione decidono tramite l’autodisciplina di compiere una sorta di autoselezione, stabilendo requisiti ulteriori rispetto a quelli minimi imposti dalla legge. Altro aspetto da non sottovalutare infine è quello di tipo reputazionale. L’azienda che decide di dotarsi di questi codici risulta più credibile agli occhi del mercato perché maggiormente disposta alla trasparenza e all’autocritica.

 

Perché questi strumenti siano credibili agli occhi della comunità in generale e dei consumatori in particolare, tuttavia, è necessario che le sanzioni legate ad una loro violazione siano concrete ed effettive, tutto ciò nonostante le pronunce del giurì o del soggetto giudicante la corretta applicazione delle norme abbiano esclusivamente un’efficacia interna non vincolante fra le parti.

 

In ogni caso, la decisione di dotarsi di un codice di condotta è già un chiaro segnale di volontà e di impegno da parte dell’impresa.

 

Con la legge 580/93, il ruolo cardine di promozione della cultura dell’autodisciplina e dell’etica del mercato è stato attribuito in Italia alle Camere di Commercio.

 

Alcuni esempi di codici di condotta di interesse per i consumatori

 

Un esempio interessante, anche per il suo elevato valore etico, di codice di condotta è quello adottato nel 2000 dalla Federazione dall’Industria Turistica Italiana (FIAVET) insieme alle associazioni e ai sindacati di categoria. I firmatari di questo testo si sono impegnati a combattere ogni forma di sfruttamento sessuale dei bambini nel turismo, attivandosi nello svolgimento di politiche di informazione e aggiornamento del personale e della clientela, oltre che dell’inserimento di clausole ad hoc nei contratti stipulati a tutti i livelli.

 

Il Codice di autoregolamentazione internet e minori impone agli aderenti una corretta informazione nei confronti degli utenti su tematiche riguardanti la protezione del minore on-line. Con questo documento l’industria viene invitata a rispettare un set minimo di regole comportamentali, mentre un organismo di controllo pubblico vigila sull’effettiva applicazione. Il Comitato preposto al controllo ha predisposto un testo di contenuti informativi minimi che ogni aderente dovrà pubblicare sul proprio sito web.

 

Codici di condotta sono stati inoltre elaborati nel settore bancario, in quello del pubblico impiego e nell’ambito dei rapporti commerciali on-line.

 

Recentissima è l’approvazione da parte dell’ Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas del Codice di condotta commerciale. A partire dal 1° luglio 2007 pertanto, più tutela per i consumatori “domestici” che potranno esercitare il diritto di scelta del proprio fornitore.

 

Altri esempi di codici di autodisciplina:

 

Non vanno dimenticate, infine, le Carte dei Servizi adottate dai principali fornitori di servizi pubblici di interesse generale.

 

 

 

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