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La risoluzione extragiudiziale delle controversie:
Cosa è ADR
ADR sta per Alternative Despute Resolution, vale a dire
Risoluzione Alternativa della Controversie. L’aver mutuato la terminologia
dall’inglese non è un vezzo, piuttosto il chiaro riferimento ad una pratica
diffusa già da molto tempo nel mondo anglosassone, ma quasi del tutto
sconosciuta nell’Europa continentale – e in Italia in particolare – fino agli
albori degli anni ’90. Si tratta in sostanza di una serie di strumenti
extragiudiziali che consentono la risoluzione di una lite fra un consumatore e
un’impresa, un professionista o la pubblica amministrazione in tempi rapidi, con
costi contenuti e limitando il più possibile la tensione di una controversia
di fronte al giudice.
I principi su cui si deve basare questa procedura
extragiudiziale - secondo quanto affermano le Raccomandazioni della Comunità
Europea - sono: indipendenza, trasparenza, contraddittorio, efficacia, legalità,
libertà e rappresentanza.
In particolare, per quanto riguarda le imprese, fino a pochi
anni fa l’unico strumento di questo genere conosciuto e praticato, soprattutto
tramite l’inserimento di apposite clausole nei contratti, era l’arbitrato.
La giustizia alternativa presenta oggi un ventaglio di opzioni
più ampio del semplice arbitrato. Vediamole in sintesi:
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la mediazione è una transazione che viene aiutata da un terzo
che tuttavia non assume una posizione formale sull’una o l’altra soluzione da
dare alla controversia, bensì facilita il dialogo tra le parti, permette di
vagliare tutte le possibili soluzioni e di arrivare ad una conclusione che sia
vantaggiosa per entrambe le parti. L’accordo in tal modo raggiunto sarà
vincolante per le parti solo se queste convengono sull’efficacia dell’accordo
sottoscritto;
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la conciliazione è ugualmente una composizione della lite (il
più delle volte formale) cui le controparti giungono con l’intervento di un
terzo (il conciliatore) neutrale, anch’esso privo di poteri decisori, che aiuta
le parti a gestire la controversia. Si distingue dalla mediazione in particolare
perché il conciliatore è una figura pubblica e perché la decisione del conflitto
arriva generalmente dall’esterno attraverso un sistema di norme. Accanto a
questo modello di conciliazione, previsto dalle Raccomandazioni della Comunità
Europea, esiste poi la cd. “conciliazione paritaria” che, pur non rientrando in
modo esplicito nel campo d’azione delle due Raccomandazioni Europee, ha ricevuto
negli ultimi anni diversi riconoscimenti ufficiali, sia a livello europeo che a
livello italiano. Ne parleremo in seguito.
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l’arbitrato a sua volta si distingue dalle due precedenti procedure - tra loro
assai più simili - perché in questo caso il soggetto terzo (l’”arbitro”) ha il
potere di decidere la lite e la sua decisione ha a tutti gli effetti valore ed
efficacia di sentenza. Si tratta inoltre di una procedura prevalentemente
utilizzata nelle controversie business to business, a causa dei costi e della
necessaria alta qualificazione dell’arbitro .
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